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Talete PDF Stampa E-mail
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Scritto da Maria Rispoli   
Giovedì 17 Marzo 2011 00:10

Talete da Mileto (vissuto tra il VII e il VI secolo a.C.) è il primo filosofo che la storia ricordi. Le sue idee possono apparire ingenue, ma è ricordato come filosofo per il metodo da lui per la prima volta applicato, di dare le ragioni di ciò che afferma. In ciò appunto distingue il suo pensiero, che si configua come un vero logos, dal mythos. Talete si pose il problema di quale fosse l'origine (archè) di tutte le cose, convinto che dietro la molteplicità (le tante cose) esiste una, più fondamentale, unità: tutto si raccoglie e riannoda in un unico centro, che è l'origine. A tale problema rispose che l'origine di tutto è l'acqua, da cui tutto proviene, e a cui tutto ritorna. La sua akmè fu fissata nel 585 a.C. dal cronologo Apollodoro (150 a.C.), il quale, per fissare le date prendeva come punto di riferimento l'impresa maggiore di un pensatore e la faceva coincidere col 40° anno di vita: l’impresa ritenuta più grande di Talete fu la predizione di una eclisse di Sole avvenuta appunto nel 585 a.C.Secondo quanto ci racconta Aristotele, per primo affermò l'esistenza di un principio (a proposito, la parola principio è di Anassimandro) universale, causa di tutte le cose che sono, e disse che questo principio è l'acqua. L'acqua di Talete vuole essere del tutto diversa dall'Oceano mitico di Omero perché essa è intesa come l'identità del diverso (ossia ciò che vi è di identico in ognuna delle diverse cose), il principio da cui provengono e in cui ritornano tutte le cose, come appunto l'acqua del mare che è tanto ciò che tutte le onde hanno di identico, quanto ciò da cui le onde provengono e in cui tornano. La superiorità di Talete rispetto alla visione mitologica sta nell'orizzonte che la sua domanda dischiude, non tanto nella risposta che dà, visto che essendo l’acqua una tra le molte cose, non potrebbe essere quello che tutte le cose hanno di identico. Di lui ci sono tramandate altre imprese e alcuni aneddoti, che ci vengono riferiti, tra gli altri, da Diogene Laerzio.

 
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